POLONIA: un paese in continua espansione – Rapporto Paese

giugno 30, 2017

rapporto-paese-poloniaLa Polonia ormai da quasi 30 anni ha riconquistato la democrazia e si è aperta all’economia di mercato. Dal suo ingresso nell’Unione europea, nel 2004, il Pil polacco è più che raddoppiato, le esportazioni sono più che triplicate, lo stock degli investimenti diretti dall’estero è passato da 45 miliardi a quasi 200 miliardi di euro. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 20% al 6,8% e sono stati creati oltre due milioni di posti di lavoro. Da qui al 2020 la Polonia avrà inoltre a disposizione circa 80 miliardi di euro di fondi di coesione europei, ai quali vanno aggiunti i fondi per lo sviluppo rurale e altri finanziamenti comunitari «per un totale di oltre 100 miliardi di euro», come stimano al ministero dell’Economia

 Il Sole 24 Ore ha stabilito che la Polonia abbia un indice di attrattività del 65%. Molteplici sono i fattori che hanno condotto a questo considerevole risultato

Il nuovo piano di «sviluppo sostenibile» del governo

Il nuovo governo polacco ha lanciato un ambizioso piano pluriennale che intende indirizzare investimenti per un totale di circa 230 miliardi di euro, oltre la metà del Pil del Paese est-europeo. Il nuovo modello di sviluppo economico si baserà su 5 pilastri:

  • reindustrializzazione;
  • lo sviluppo di aziende innovative;
  • l’aumento degli investimenti (soprattutto nazionali);
  • l’espansione sui mercati europei ed emergenti;
  • lo sviluppo sociale e regionale con un patto per le aree rurali e una riforma dell’istruzione professionale.

Il successo della Polonia «è dovuto soprattutto alla stabilità politica economica e finanziaria del Paese e a alle decisioni coerenti che i diversi governi hanno saputo prendere negli ultimi 25 anni.

Un grande mercato, grandi opportunità di sviluppo.

Per le imprese italiane la Polonia è stata ed è una grande opportunità di sviluppo: come mercato di sbocco e come base produttiva. Oggi nel Paese le imprese a capitale italiano sono più di 1.300 e contano circa 90mila dipendenti.

I punti di forza della Polonia sono soprattutto la dimensione del mercato interno, la logistica e la possibilità di accedere ai finanziamenti pubblici. La Polonia rappresenta un ponte naturale tra l’Europa occidentale e i mercati dell’Est. Ha dimostrato di saper utilizzare al meglio i fondi comunitari (agli 80 miliardi di euro dal 2014 al 2020 si aggiungono i fondi per l’agricoltura diventando così più di 100). Continua a sostenere gli investimenti produttivi con risorse del suo governo, attraverso iniziative specifiche come le zone economiche speciali o i fondi per l’innovazione.

L’imposta sul reddito della società in Polonia è pari al 19 per cento. Nelle 14 zone economiche speciali, la cui esistenza è stata prorogata fino al 2026, le imprese possono beneficiare di forti agevolazioni fiscali. L’ordine di grandezza delle agevolazioni cambia di regione in regione: in alcune (Lubelskie, Podkarpackie, Podlaskie, Warminsko-Mazurskie) le agevolazioni per le piccole imprese raggiungono il 70%, mentre per le grandi aziende l’abbattimento della tassazione è del 50%. In altre zone le agevolazioni sono più contenute: del 45% per le piccole imprese e del 25% per le grandi aziende (Dolnoslaskie, Wielkopolskie, Slaskie) oppure rispettivamente del 35% e del 15% per Varsavia (fino a 2017; successivamente passeranno al 30% e al 10%).

La Polonia ha superato indenne anche la grande crisi economica globale, continuando a crescere quando tutta l’Europa era in recessione. Nemmeno le tensioni arrivate dall’Ucraina e dalla Russia hanno fermato la crescita che quest’anno – secondo le ultime previsioni della Commissione europea – dovrebbe raggiungere il 3,7 per cento.

Il 07 giugno 2017 la Polonia ha firmato il Multilateral Convention to Implement Tax Treaty Related Measures to Prevent Base Erosion and Profit Shifting

Perché scegliere la Polonia

Ci sono ancora ampi spazi e grandi opportunità per gli investimenti nei servizi, nell’aerospazio, nelle biotecnologie, nell’information technology. Oltre che nelle infrastrutture, nella produzione di macchinari, nella moda e nell’agroalimentare.  A spingere le imprese italiane in Polonia è anche l’affinità culturale che nelle scelte di delocalizzazione si trasforma in un vantaggio evidente nei confronti dell’Asia. Altri elementi di indubbio favore sono la stabilità politica e la sicurezza, nonostante tutto; la legislazione allineata agli standard dell’Unione; un costo del lavoro che resta ancora competitivo rispetto ai Paesi occidentali specialmente per quanto riguarda la manodopera qualificata.

Gli spazi e i settori di ulteriore sviluppo

L’Italia è il quarto fornitore di beni del mercato polacco e il quinto compratore dei prodotti che arrivano dalla Polonia. Anche durante la crisi europea, la domanda polacca per il made in Italy si è sempre mantenuta al di sopra dei sette miliardi di euro, con un interscambio che ha supera i 16 miliardi di euro. Lo stock di investimenti italiani in Polonia ha raggiunto i 10 miliardi di euro. Le aree nelle quali si può maggiormente sviluppare la cooperazione tra Italia e Polonia nei prossimi dieci anni sono l’agroalimentare, l’automotive, i beni di lusso (22% import dall’Italia), il tessile e il calzaturiero, il turismo. Nelle infrastrutture sono stati fatti passi enormi ma autostrade e ferrovie devono ancora essere migliorate: un handicap per il territorio ma sicuramente un’opportunità per le imprese di costruzioni italiane. La Polonia ha inoltre l’urgente necessità di rinnovare e ammodernare le proprie centrali elettriche, prevalentemente alimentate a carbone e per il 70% vecchie di oltre trent’anni. Il governo di Varsavia nel Piano di sviluppo sostenibile appena lanciato ha individuato l’aerospazio, gli armamenti, l’automotive, la cantieristica, la chimica e l’agroalimentare come i settori nei quali ci può essere una cooperazione ancora più stretta tra Italia e Polonia.

Un esempio: il mercato del fai da te cresciuto del 5% nel 2016

Il mercato polacco del bricolage è cresciuto del  5,3%  raggiungendo i 51,9 miliardi di PLN nel 2016 (12,2 miliardi di euro). Grazie ad un importante mercato immobiliare, un aumento della spesa delle famiglie nella manutenzione e ristrutturazione delle abitazioni (in parte grazie al  programma Rodzina 500+che garantisce 500pzl al mese a bambino per le famiglie a basso reddito), le previsioni di crescita del mercato sono molto positive. Il mercato fai da te in Polonia non diminuirà nel periodo 2017-2022. Il più grande attore del  fai da te polacco è il gruppo britannico Kingfisher, proprietario delle catene Castorama e Brico Dépôt. Kingfisher ha rappresentato il 12% della quota di mercato in Polonia nel 2016. Le catene francesi Leroy Merlin e Bricomarché sono rispettivamente la seconda e terza attori del mercato. La ditta tedesca OBI e PSB-Mrówka (Polonia) fanno parte dei primi 5.

I Fondi di Sviluppo Polacchi sostengono l’industria dei mobili

Il Fondo di Sviluppo Polacco stanzierà tra i 10 ed i  50 mln PLN per i progetti a sostegno del l’industria manifatturiera del mobile polacco per l’esportazione. Il programma di “Mobili polacco” mira a rendere la Polonia il leader europeo nel settore entro il 2022, il paese che ora occupa il terzo posto in Europa per l’esportazione.

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